Specie
Perché l'allocco non è sciocco
Il rapace notturno più diffuso d'Italia ha una percezione uditiva più sofisticata di qualunque tecnologia umana — eppure il suo nome è diventato sinonimo di stupido. Storia di un equivoco linguistico.
Nel dialetto lombardo c'è una parola tenera per indicare l'allocco: gufèta. I contadini del Cinquecento la usavano per parlare con riconoscenza dell'uccello che faceva la guardia ai magazzini durante la notte. Si stimava che una coppia nidificante riuscisse a catturare tra i 1.500 e i 2.000 piccoli mammiferi all'anno — topi domestici, arvicole, toporagni — mantenendo le scorte di grano libere dai roditori senza alcun costo per la famiglia rurale.
Quattrocento anni dopo, in italiano contemporaneo, “allocco” significa sciocco. Il dizionario Treccani registra l'accezione come prevalente. La parola si usa per indicare qualcuno che “sta a bocca aperta, senza capire”. Da dove viene l'equivoco?
Un'eredità medievale
Il termine deriva probabilmente dall'antico italiano alocho, a sua volta dal latino tardo aluco, registrato già da Plinio il Vecchio. Era una parola neutra, descrittiva. Diventa peggiorativa nel Medioevo, quando la cultura cristiana associa i rapaci notturni alla morte e al male: l'allocco, che canta nel buio quando i fedeli dormono, viene percepito come messaggero di sventura. La sua immobilità diurna — passa il giorno appollaiato fermo su un ramo per non farsi notare — diventa emblema di passività e ottusità.
Il pregiudizio attraversa i secoli. Manzoni nei Promessi sposiusa “allocco” in senso figurato; D'Annunzio ne fa una metafora di malinconia stupida. La parola si radica nel parlato. L'animale, intanto, continua a fare quello che sa fare meglio: sentire.
Il radar nel disco facciale
Quello che oggi sappiamo grazie all'ornitologia comparata è che l'allocco è uno dei predatori più sofisticati dei boschi temperati europei. Il suo apparato uditivo è unico in natura: le due orecchie non sono simmetriche. L'orecchio destro è più alto, quello sinistro più basso. La differenza è di pochi millimetri ma sufficiente perché un suono emesso da un topo che striscia tra le foglie arrivi alle due orecchie con tempi leggermente diversi.
Il cervello dell'allocco elabora questa minuscola differenza e ricava la posizione tridimensionaledel bersaglio: latitudine, longitudine e — questo è il punto — anche l'altezza relativa rispetto al posatoio. È una tecnologia biologica che l'ingegneria umana non ha ancora replicato con la stessa eleganza. Le antenne paraboliche dei radar terrestri sono molto più rozze.
Il disco facciale che dà al volto dell'allocco quell'aria placida è in realtà un concentratore di onde sonore. Le penne formano una superficie concava che riflette il suono verso le orecchie, esattamente come l'antenna parabolica di un satellite. Per questo l'allocco — e gli altri Strigidi — sembrano avere gli occhi al centro di un disco rotondo: non è una scelta estetica.
Indicatore di habitat sano
Per la conservazione, l'allocco vale più di mille indagini su carta. È una specie ombrello: dove vive lui, vivono i piccoli mammiferi di cui si nutre, gli invertebrati che alimentano i mammiferi, le cavità degli alberi vecchi in cui nidifica. Una coppia richiede 30-50 ettari di copertura arborea matura. Quando un allocco canta nel tuo bosco, è un buon segno.
Quando noncanta — e l'ambiente apparentemente è quello giusto — è un campanello d'allarme. Significa che qualcosa nella catena trofica è interrotto. Forse mancano gli alberi vetusti, forse i rodenticidi anticoagulanti hanno spazzato via i piccoli mammiferi della zona, forse il disturbo antropico notturno è eccessivo. La sua presenza o assenza è un esame del sangue dell'ecosistema.
Cosa fa la rete Ecocanto
La maggior parte dei nostri sensori bioacustici registra alloccichi tra novembre e marzo, quando il maschio canta per delimitare il territorio e per consolidare la coppia. Il canto è inconfondibile: un hu-huuuuuu… hu-hu-hu-huuuu profondo che si sente anche a un chilometro nelle notti calme. La femmina risponde con un kewickpiù breve. I naturalisti lo chiamano “duetto coniugale”.
Ogni rilevazione viene salvata nel database aperto della rete e contribuisce alla mappa viva dei territori di nidificazione. Da gennaio 2026 i 4 sensori Upupa attivi a Bergamo hanno registrato l'allocco in tre delle quattro postazioni: una conferma indiretta che i parchi urbani della città funzionano ancora come habitat valido per i rapaci notturni residenti.
L'allocco non è sciocco. È solo silenzioso il giorno. Forse è questa la lezione che il pregiudizio medievale non aveva colto: chi si vede poco non è chi capisce meno.