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Ecoacustica in Lombardia: le voci della settimana
Un'analisi delle rilevazioni bioacustiche recenti offre uno spaccato sulla biodiversità locale, con focus su specie indicatrici e ambienti sensibili.
L'ascolto continuo del territorio
Il monitoraggio bioacustico emerge come uno strumento indispensabile per la comprensione dinamica degli ecosistemi. La rete Ecocanto, con i suoi 11 sensori pubblici attivi distribuiti tra Franciacorta, Treviglio, Bergamo e Monte Isola, ha registrato finora 483.938 rilevazioni totali, fornendo un flusso continuo di dati sulla biodiversità avifaunistica. Queste informazioni permettono di tracciare la presenza e l'attività delle specie, offrendo una prospettiva oggettiva sullo stato di salute degli habitat naturali e seminaturali.
L'analisi delle registrazioni più recenti, relative agli ultimi sette giorni, rivela un'attività particolarmente significativa. La capacità di rilevare e identificare specie attraverso il loro canto o richiamo consente agli scienziati e ai gestori del territorio di ottenere dati non invasivi e su larga scala, superando i limiti dei metodi di osservazione tradizionali. Questo approccio è fondamentale per la conservazione e per la valutazione dell'efficacia delle politiche ambientali.
Le specie in primo piano: indicatori di salute ambientale
Nell'ultima settimana, diverse specie hanno mostrato un'attività rilevante. Il Pigliamosche (Muscicapa striata) è stato rilevato 110 volte con un impatto 3, segno di una presenza diffusa. Il Voltolino (Emberiza citrinella), con 79 rilevazioni e un impatto 4, è un passeriforme legato ad ambienti agricoli e prati, la cui presenza è spesso correlata a pratiche meno intensive. Il Porciglione (Rallus aquaticus), con 41 rilevazioni e un impatto 3, è un tipico abitante di zone umide ricche di vegetazione.
Di particolare rilievo sono le rilevazioni del Tarabuso (Botaurus stellaris), con 7 occorrenze e un impatto 5, e della Nitticora (Nycticorax nycticorax), con 5 rilevazioni e un impatto 3. Il Tarabuso è una specie estremamente elusiva, strettamente dipendente da estese zone umide con canneti densi, ed è un indicatore di elevata qualità ambientale. La sua classificazione con un impatto 5 sottolinea il valore ecologico delle aree in cui è stato rilevato, come stabilito anche dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE e dalla Legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica, che ne riconoscono lo status di specie protetta e di interesse conservazionistico.
La rete Ecocanto: un osservatorio diffuso
Le rilevazioni di queste specie non sono eventi isolati, ma il risultato di un monitoraggio sistematico condotto attraverso la rete di sensori. I dati provengono da diverse località lombarde, offrendo un quadro dettagliato della biodiversità regionale. Ad esempio, i cinque sensori attivi a Treviglio e i quattro a Bergamo, parte dei progetti pilota come "Comune di Bergamo · 4 parchi urbani" e "Pilot Treviglio · 4 anni di ascolto", forniscono una copertura significativa di aree urbane e periurbane.

Un esempio emblematico è il nodo di Monte Isola, il "primo nodo lacustre della rete", installato presso la Cantina Montenellago, un'azienda con viticoltura biologica Piwi. Qui, la presenza di sensori permette di monitorare l'interazione tra pratiche agricole sostenibili e la fauna locale, fornendo dati specifici su come la gestione del territorio influenzi la biodiversità. Questo approccio distribuito è essenziale per comprendere le dinamiche ecologiche su scala regionale e locale.
Il significato ecologico delle rilevazioni
Le specie con un elevato "impact" nella rete Ecocanto, come il Voltolino e il Tarabuso, sono considerate indicatori ecologici chiave. La loro presenza o assenza, così come l'andamento delle loro popolazioni, riflette lo stato di conservazione degli habitat e la salute complessiva dell'ecosistema. Il Tarabuso, in particolare, è un bioindicatore di zone umide ben conservate, la cui scomparsa segnalerebbe un degrado significativo di questi ambienti vitali. I dati della rete, come le 7 rilevazioni del Tarabuso, seppur numericamente limitate, assumono un peso specifico elevatissimo proprio per il loro valore di impatto.
La continuità del monitoraggio permette di rilevare non solo la presenza, ma anche le variazioni temporali e spaziali nella distribuzione delle specie. Questo è cruciale per identificare tendenze a lungo termine, valutare l'efficacia delle misure di conservazione e prevedere potenziali impatti dovuti ai cambiamenti climatici o all'alterazione degli habitat. La combinazione di dati quantitativi e qualitativi derivanti dall'analisi bioacustica fornisce una base solida per decisioni informate in materia di gestione ambientale.

Oltre l'ascolto: dati per la sostenibilità e la rendicontazione
L'analisi bioacustica non si limita alla ricerca scientifica, ma si estende anche al supporto delle politiche di sostenibilità e rendicontazione. I dati raccolti dalla rete Ecocanto possono contribuire significativamente agli obblighi di reporting delle aziende e delle pubbliche amministrazioni, in particolare nel contesto della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS E4) sulla biodiversità e gli ecosistemi. Questi standard richiedono una rendicontazione trasparente sull'impatto delle attività aziendali sulla natura.
La capacità di fornire evidenze concrete sulla biodiversità presente in determinate aree, o sulle variazioni in risposta a interventi specifici, è un asset fondamentale. Le informazioni derivanti da un monitoraggio robusto come quello offerto da Ecocanto possono supportare la pianificazione di interventi di ripristino ecologico, in linea con gli obiettivi della Natural Restoration Law (NRL) europea, contribuendo a un futuro più sostenibile e basato su dati scientifici accurati.
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